La differenza tra olimpico e olimpionico? Fino ad un mese fa non mi ero mai posta la domanda; ora so la leggera differenza.
Da un mese conosco anche i retroscena — una piccolissima parte dei retroscena — dell’organizzazione di un’Olimpiade. È una grande fortuna che io abbia potuto vivere questa esperienza, quindi grazie a me, certo, ma soprattutto grazie all’associazione AKJA, che in questi due anni ha lavorato con dedizione per rendere possibile tutto questo.
Akja in versione olimpica al servizio degli olimpionici.
Wow.
Le giornate in quel di Livigno sono state magiche e formative, emozionanti e faticose, diverse e divertenti… Tutte e tutto nello stesso istante.
La quantità di esperienze che in ogni giornata potevano capitare rende UNICA la partecipazione a un evento del genere, dove ogni singola energia è spesa per far sì che tutto vada al meglio, soprattutto se si tratta della questione Sicurezza e Soccorso della Pista/Venue.
A Livigno Snow Park sono state molte le discipline disputate, dal Big Air al Ski-Snow Cross, Slop Style e Snowboarding, discipline giovani (in tutti i sensi) e pressoché sconosciute o quasi al grande pubblico, e “nuove” anche per noi soccorritori.
Le modalità di intervento e di posizionamento delle squadre di soccorso da conoscere e capire ogni singolo giorno, viste le conformità “estremamente diverse” delle venue dello snow Park: ogni disciplina si caratterizzava per indice di rischio, con gli atleti ad affrontare salti anche di 5-7 metri durante le loro evoluzioni, e i diversi punti di uscita tra trampolini, gobbe, scalini, paraboliche e piste a mezza luna… un mondo davvero diversificato! Un mondo all’interno delle “Mura olimpiche” condito anche dagli spalti pieni di colori e bandiere, musica e parole in ogni lingua e accento, televisioni e microfoni, giovani volontari e maestri di sci, mensa internazionale e allenatori e fisioterapisti.
Essere di turno di fatto voleva dire partire molto presto e magari rientrare molto tardi, magari ore fermi al freddo o sotto la neve, ma… nella nostra tuta arancio ben visibile anche a casa, tutto svaniva quando a pochi metri avevi il podio di chi le gare le concludeva vincendo, quando gli inni nazionali riverberavano nella vallata di Livigno, quando potevi vedere ciò che accadeva dietro il cancelletto di partenza, ma soprattutto quando ci si ritrovava al tavolo con la squadra di lavoro e raccontavi delle acrobazie, dell’evoluzioni e delle performance che gli atleti riuscivano a regalarti.
Ogni evento, prova-allenamento-qualificazione-finale che fosse, aveva con sé tutta l’agitazione e la tensione di chi assisteva: gli allenatori e le squadre verso i loro atleti, ma anche soprattutto chi come noi era dietro le quinte.
Le giornate iniziavano molto presto, sempre qualche ora prima delle gare e dopo il briefing iniziale e l’appello con i colleghi del Soccorso Alpino e i medici Areu, poi con gli sci ai piedi se arrivava nelle posizioni.
Ogni squadra e postazione erano state pensate, organizzate e decise da mesi, dai responsabili di Venue…
Quando si raggiungeva la postazione destinata, ci si ripeteva inter-nos quali fossero le modalità di comunicazione via radio, quali fossero le migliori azioni da eseguire con il toboga, si preparava il materiale e lo zaino, concordando con i soccorritori della squadra di quel giorno, come e cosa si sarebbe fatto in caso di intervento. Ed è così che ogni turno diventava una nuova esperienza formativa, dove per forza eri costretta a metterti in gioco e a ripensare e rivedere il tuo modo, ma soprattutto ad arricchirlo con esperienze diverse.
Spesso mi sono fermata a osservare, curiosa quanto meticoloso e importante fosse il lavoro di ogni singolo partecipante, e sentirsi parte di un meccanismo così grande è una sensazione davvero unica.
Occasione unica poter assistere alle competizioni olimpiche in prima fila, percependo davvero quell’emozione, quello spirito olimpico, quella tensione di chi vive e lavora anni per arrivare a giocarsi tutto in 30 secondi di performance… e poi perdere o vincere in un soffio.
E in un soffio è passata la settimana, in un soffio già si pensa alla prossima Olimpiade, in un soffio arriva la conferma che poterne raccontare è una fortuna pazzesca.
“Check radio a posto, grazie a tutti, alla prossima!”
Lucia Giupponi



